Ordine Internazionale, quale futuro?

Territory size shows the proportion of worldwide wealth, that is Gross Domestic Product based on exchange rates with the US$, that is found there.
Territory size shows the proportion of worldwide wealth, that is Gross Domestic Product based on exchange rates with the US$, that is found there.

Presto, molto prima di quanto potevamo prevedere sino a qualche mese fa, ci ritroveremo in un mondo non più semplicemente guidato dalla leadership americana. La crisi ha impresso una forte accelerata a processi di cambiamento che già erano in essere, e le conseguenze, soprattutto per noi europei, sono tutte da valutare.

Questo è quanto emerso, in prima approssimazione, dalla dotta lezione-conversazione tenuta da Angelo Panebianco in occasione del quarto ed ultimo incontro di “Economia e Società Aperta” (forum organizzato dal tandem Università Bocconi Corriere della Sera).Il Prof. Panebianco, con un esercizio di immaginazione -come ha tenuto a precisare-, ha lanciato lo sguardo oltre l’attuale congiuntura provando a tratteggiare quello che sarà lo scenario internazionale prossimo venturo. Molti gli spunti di riflessione interessanti, non solo per chi come noi ha fatto delle relazioni internazionali materia di studio nonché aspirazione professionale.

Il mondo in cui abbiamo vissuto dalla fine della guerra fredda in poi è stato caratterizzato dalla presenza di quello che viene definito un “egemone liberale”. “Una potenza egemone -ha sottolineato Panebianco- è necessaria per far si che l’economia internazionale si mantenga aperta. L’egemone liberale è colui che si assume il compito di essere architetto e garante del funzionamento del sistema.” Questo ruolo è stato sino ad oggi incarnato, palesemente, dagli Stati Uniti, ma quando questa crisi sarà definitivamente alle spalle l’ordine mondiale sarà ancora garantito e gestito unilateralmente?

Già oggi è possibile osservare come più Paesi stiano concorrendo nel processo di riscrizione delle regole delle istituzioni globali. “Se ciò sarà confermato vorrà dire che andiamo verso un sistema multipolare caratterizzato da una preponderanza americana; ciò renderà necessario per l’America mediare sulle decisioni da prendere” ha sottolineato Panebianco. In altri termini, quello che avremo di fronte non sarò più un mondo asservito imprescindibilmente alla volontà americana. E la velocità accelerata a cui avrà luogo questa redistribuzione del potere all’interno del sistema internazionale dovrà essere attribuita all’effetto “enzima” che l’attuale crisi sta esercitando su dinamiche che già erano in essere.

Senza la crisi ci sarebbero probabilmente voluti decenni perché si completasse il passaggio della Cina dal ruolo di attore emergente a quello di comprimario. Mentre oggi già si guarda all’economia cinese, capace tuttora di crescere ad un tasso che sfiora le due cifre, come possibile fattore di traino per l’uscita dalla crisi. Se dunque gli USA saranno ridimensionati nella loro capacità di indirizzo e guida dell’ordine economico-politico internazionale quali saranno le conseguenze, specialmente per noi europei che siamo soliti accodarci alla linea d’azione del nostro partner d’oltre oceano?

L’Europa -calca la mano Panebianco- è consumatore netto di sicurezza, e non produttore. Ne consegue che dovremo continuare ad affidarci alla protezione offerta dall’America; tuttavia, se la loro potenza subirà una diminuzione in termini relativi, di riflesso anche la nostra forza risulterà inferiore. Ciò determinerebbe, ad esempio, una diminuzione della capacità europea di negoziare con l’interlocutore russo. “Quello che stupisce è l’incredibile basso interesse –in Europa- sul proprio ruolo in un mondo che si preannuncia post americano.”

Non possiamo che cogliere lo stimolo al dibattito e al confronto su come affrontare il futuro prossimo venturo.

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