Una Nuova Speranza di Pace in Medio Oriente?


Saad Hariri, leader della coalizione di maggioranza filo-occidentale libanese “le Forze del 14 marzo”, ha  vinto le elezioni Parlamentari in Libano, ottenendo 71 dei 128 seggi.

Il 6 giugno scorso, tre milioni e duecento mila cittadini sono stati chiamati a eleggere il nuovo Parlamento e decidere tra la coalizione ora all’opposizione, integralista e sostenuta da Iran e Siria, e l’alleanza filo-occidentale, sostenuta da Stati Uniti e Arabia Saudita.
Segnale molto positivo per l’Occidente, che era abbastanza intimorito da un eventuale vincita da parte di Hezbollah, partito leader della coalizione filo – siriana, alleata con l’Iran, che invece ha ottenuto 57 seggi.
Un’eventuale vittoria di Hezbollah sarebbe stata una seria minaccia per gli Stati Uniti e soprattutto per Israele. Infatti, il partito sciita è inserito nella lista nera americana delle organizzazioni terroristiche e temuto da Israele, come sostenuto dal ministro delle Finanze israeliano, data la possibile formazione di una nuova entità iraniana in Medio Oriente, dopo la Striscia di Gaza.

Yuval Steinitz sostiene: “L’Iran sta tentando di prendere il controllo del Libano e la minaccia iraniana guadagna terreno costringendo noi e gli Stati Uniti insieme ai Paesi arabi moderati ad agire”. Effettivamente, insieme, Stati Uniti e  Israele cooperano per l’abbattimento delle cellule terroristiche nella regione, nonché per  il contenimento delle mire espansionistiche iraniane in Medio Oriente.
Dunque, il risultato di queste elezioni ha un forte significato per la futura politica estera americana in Medio Oriente, che insieme ad Arabia Saudita e Israele, sta cercando di improntare una politica più pacifica, rispetto alla precedente amministrazione, ma allo stesso tempo per una maggior sicurezza dell’area.
Il Presidente americano Barack Obama, si congratula con il popolo libanese affermando: “I libanesi hanno dimostrato ancora una volta al mondo il loro coraggio e la forza del loro impegno per la democrazia” e si felicita con il Libano per lo svolgimento pacifico e democratico delle elezioni.
Non sono mancati comunque alcuni dati negativi. In diverse zone ci sono state rimostranze per lo scarso numero di seggi rispetto all’affluenza, che ha creato lunghe file di elettori, di cui circa 100 mila giunti dall’estero, in attesa di poter votare. Al di là di ciò, tutto fa sperare in una nuova impronta, più vicina ai valori democratici, nel territorio libanese.

Anelisa Starck

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