La missione UNTAC in Cambogia:
pace e transizione dopo Pol Pot
MERCOLEDI 16 MAGGIO 2012
alle ore 16.30
in aula 3
presso la Facoltà di Scienze Politiche
dell’Università degli Studi di Milano
via Conservatorio, 7
con:
Francesco Montessoro, docente di Storia dell’Asia presso l’Università degli Studi di Milano, approfondirà il modello sociale cambogiano postcoloniale e dei khmer rossi, l’occupazione vietnamita e l’intervento internazionale;
Erica Brandolino, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Studi Internazionali della Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Milano; interverrà sulle amministrazioni internazionali transitorie e sull’UNTAC;
Sara Gradilone, dottoranda in Diritto Internazionale presso l’Università degli Studi di Milano; approfondirà la questione dei diritti umani e il diritto umanitario rispetto alla missione UNTAC.
CINA – STATI UNITI
MAI STATI COSI’ VICINI
Il confronto culturale, economico e strategico
LUNEDI 16 APRILE 2012
alle ore 16.30
in Aula 20
presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano
via Conservatorio, 7
Interverranno in qualità di relatori:
Simone Dossi, research assistant, T.wai – Torino World Affairs Institute
Marco Sioli, docente di storia dell’America del Nord presso l’Università degli Studi di Milano
ed esporranno il lavoro finale del gruppo di studio MSOI Milano:
Antonella Carnovale, Roberta Mantegazza ed Aleksej Tilman, soci MSOI e studenti presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano
del CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE
Preceduto da un breve corso di preparazione mercoledì 7 marzo alle ore 17.00 , Aula 12
che vedrà la partecipazione della Prof.ssa Fiamingo, docente di Storia e istituzioni dell’Africa, e della Prof.ssa Venturini, docente di Diritto internazionale
PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE A: msoimilano@msoi.org
(l’iscrizione è gratuita e obbligatoria)
L’OSSERVAZIONE ELETTORALE:
esperienze di monitoraggio e analisi nei contesti politici instabili
ore 17.00
aula 3
dell’Università degli Studi di Milano
via Conservatorio, 7
Interverranno in qualità di relatori:
Milena Costas, osservatrice UE, ricercatrice Università Jaume I di Castellón e del progetto CARIPLO all’Università degli Studi di Milano, che ha partecipato alle missioni di monitoraggio elettorale in Madagascar, nei Territori Palestinesi Occupati e in Nepal
Mario Molignoni, osservatore UE e OSCE, dottore di ricerca Università Bocconi, che ha partecipato alle missioni di monitoraggio elettorale in Russia nel dicembre 99, in Macedonia nel settembre 2000 e in Sri Lanka nel settembre-ottobre 2000
Ugo Tramballi, inviato e editorialista de “Il Sole 24 ore”, con una grande esperienza sul campo, sopratutto in Paesi in fase di stabilizzazione politica
Assemblea Soci
mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 18.45
presso la nostra Sede in via Daverio 7, Milano
All’O.d.G.
- bilancio sul “Incontro con Ugo Tramballi”
- situazione e andamento dei gruppi di studio e nuove proposte
- presentazione attività da febbraio a giugno e nuove proposte
- rinnovo iscrizioni
N.B. dal 31 gennaio tutte le iscrizioni al MSOI fatte prima dell’ottobre 2011 verranno considerate scadute. Per rinnovare l’iscrizione e rimanere Socio MSOI basta compilare il modulo e versare la quota annuale di 15 €. Affrettatevi!
- varie ed eventuali
A seguire sarebbe bello fare tutti insieme un aperitivo!
INVITO PER:
mercoledì 14 dicembre
alle ore 19.30
davanti al Victroy, in via Borgogna 5 (di fianco a piazza san Babila)
per un aperitivo prima di Natale, per passare un po’ di tempo insieme e scambiarci gli auguri!
Speriamo in una vostra numerosa presenza!

Assemblea Soci
giovedì 24 novembre 2011
ore 17.00
Sede di via Daverio, 7 Milano
- bilancio sul “Incontro con Ugo Tramballi”
- gruppi di studio
- presentazione future attività
- rinnovo iscrizioni (N.B. da gennaio dovremo cancellare dai Soci tutti coloro che si sono iscritti prima dell’ottobre 2011 e non hanno rinnovato la propria iscrizione!)
- varie ed eventuali
ROMUN 2011 : 12-16 DICEMBRE presso la sede della FAO (Roma)
Cari Soci e amici vi invitiamo caldamente a partecipare a ROMUN 2011 (Le application chiudono il 20 novembre)!! Per i Soci MSOI la quota di partecipazione è di 125 euro con la possibilità di avere tramite l’organizzazione l’accomodation presso un hotel nel centro di Roma!!! Visitate il sito e, se avete bisogno di informazioni, contattateci!
http://www.romun-msoi.org/
Vuoi partecipare a un gruppo di studio?
Vuoi capire esattamente di cosa si tratta
e proporre un argomento
che ti interessa approfondire?
Ti aspettiamo:
GIOVEDI’ 10 NOVEMBRE 2011 alle ore 17.00
presso la nostra Sede in via Daverio, 7
(dietro al Palazzo di Giustizia)
per rispondere a tutte le vostre domande e organizzare i gruppi di studio!
Incontro con Ugo Tramballi
editorialista de “Il Sole 24 Ore”
per dialogare insieme su Medio Oriente, crisi economica e attualità internazionale
MERCOLEDI 9 NOVEMBRE 2011
alle ore 15.30
in aula 3
presso la Facoltà di Scienze Politiche
dell’Università degli Studi di Milano
via Conservatorio, 7
Si tratta di un dialogo: vi invitiamo dunque a pensare a domande che avete o riflessioni che volete condividere, mandateci le vostre domande così da poterle inviare a Ugo Tramballi prima del 9 novembre.
Vi invitiamo inoltre a visitare il blog di Ugo Tramballi: http://ugotramballi.blog.ilsole24ore.com/
Gli ultimi post fanno proprio al caso nostro!
Prima Assemblea Soci anno 2011/2012
giovedì 20 ottobre 2011
ore 16.30
Sede di via Daverio, 7 Milano
- presentazione candidature per l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo;
- elezione del Consiglio Direttivo;
- proposte da parte dei Soci per le future attività;
- presentazione e organizzazione delle attività del nuovo anno associativo;- rinnovo tessere annuali e nuove iscrizioni
- varie ed eventuali
e poi … Aperitivo!
Vi aspettiamo numerosi!
Apertura sede x RINNOVO ISCRIZIONI e NUOVE ISCRIZIONI
giovedì 13 ottobre 2011
ore 15.30 – 17.30
Sede di via Daverio, 7 Milano
Ultima Assemblea Soci
ore 17.30
Sede di via Daverio, 7 Milano
- futuro di MSOI Milano per l’anno 2011-2012
- varie ed eventualiVorremmo che tutti i soci partecipassero attivamente e in massa a quest’ultima assemblea in quanto il futuro e la sopravvivenza di MSOI Milano dipendono da voi e dalla vostra volontà di partecipare ed entrare nel direttivo stesso.A seguire andiamo a fare un aperitivo ai Chiostri di San Barnaba, in via San Barnaba 48 (a 2 minuti dalla sede e al prezzo di 8 euro).
Vi aspettiamo numerosi!
Il MSOI (Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale)
vi invita alla conferenza:
“IL PETROLIO E LE SUE VIE GEOPOLITICHE”
MERCOLEDI 25 MAGGIO 2011
alle ore 16.00
in Aula Seminari del Dipartimento di Studi Internazionali
presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano
via Conservatorio 7
Con
Fabrizio Eva, geografo politico, www.fabrizio-eva.info
presenta
SIMULATION GAME
del CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI
UNITE
Sul caso dei Curdi
GIOVEDì 12 MAGGIO 2011
ORE 9:30-18.00
FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE
Aula 27
Preceduto da un breve corso di preparazione nel pomeriggio di VENERDÌ 6 MAGGIO , Aula Seminari
PER ISCRIZIONI E INFORMAZIONI
SCRIVERE A: msoimilano@msoi.org
ENTRO il 1 MAGGIO 2011
Le iscrizioni sono aperte!
I delegati saranno chiamati a rappresentare la posizione del Paese loro assegnato, non le proprie personali opinioni. Scopo di ogni partecipante è cercare un compromesso per risolvere la situazione, conformemente alla posizione del Paese e stendere così una risoluzione finale.
Il Direttivo MSOI Milano
GIOVEDI 3 MARZO 2011
ORE 16.00
sede di via Daverio 7, Milano
Riunione del direttivo MSOI
Di cosa si tratta?
Invitiamo tutti i soci ad una vera e propria riunione del Direttivo MSOI in cui verrà fatta una verifica degli eventi passati, un bilancio del lavoro finora svolto, saranno programmate le attività dei prossimi mesi, verranno prese in considerazione tutte le proposte per eventuali contenuti di conferenze, argomenti che vi stanno più a cuore, insomma getteremo INSIEME…UNO SGUARDO AL FUTURO!!!
Chi partecipa?
Ovviamente TUTTI I SOCI sono invitati a partecipare!!! Il MSOI è un movimento fatto DA studenti PER studenti…e l’incontro di giovedì sarà veramente arricchente se ognuno porterà il PROPRIO CONTRIBUTO, anche se piccolo! Per informazioni e “iscrizioni” basta inviare una mail al nostro indirizzo!
Il Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale
Vi invita a partecipare al workshop della durata di una giornata e mezza:
Il conflitto israelo-palestinese attraverso la storia,
il diritto e le relazioni diplomatiche
GIOVEDI 10 FEBBRAIO 2011 dalle 9.00 alle 18.00
e
VENERDI 11 FEBBRAIO 2011 dalle 9.00 alle 13.30
presso la Sala Lauree
Facoltà di Scienze Politiche
dell’Università degli Studi di Milano
via Conservatorio, 7
GIOVEDI 10 FEBBRAIO 2011
Ore 9.00 – 13:00
9.00 – 10:45Dimensione storica: dalla nascita del Sionismo politico alla seconda Intifada
Paolo Pieraccini, Storico e saggista
Mario Zucconi, Princeton University
11.00 – 13.00 Uno sguardo al presente (dal 2002 ad oggi)
Marco Allegra, Università degli Studi di Torino,
Janiki Cingoli, direttore Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente (CIPMO)
MODERA: Alessandra Lang, docente di Diritto della Comunità Internazione e dell’Unione Europea e di Diritto internazionale dell’economia e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Milano
Ore 14.30 – 18.00
Dimensione geografica, visione film, testimonianza funzionario UNRWA
Ugo Tramballi, giornalista de Il Sole 24 ore
Francesca Albanese, UNRWA Legal Officer, International Law Division, Gerusalemme
Visione di alcuni brani dal film-documentario “Promesse” di Justine Shapi-ro e B.Z. Goldberg
MODERA: Elisa Giunchi, docente di Storia ed Istituzioni dei paesi islamici presso l’Università degli Studi di Milano
VENERDI 11 FEBBRAIO 2011
Ore 9.00-13.00
Dimensione giuridica e relazioni diplomatiche (trattati di pace, pareri della Corte di Giustizia e risoluzioni del Consiglio di Sicurezza)
Gabriella Venturini, Diritto Internazionale, Università degli Studi di Milano
Silvio Ferrari, Diritto canonico, Università degli Studi di Milano
Giorgio Conetti, docente di Diritto Internazionale e Diritto delle Comunità Europee, Università dell’Insubria
MODERA: Marco Pedrazzi, docente di Organizzazione internazionale e di Diritto Internazionale dei conflitti armati presso l’Università degli Studi di Milano
L’evento è aperto gratuitamente a tutti gli studenti dell’Università degli Studi di Milano e non, previa iscrizione obbligatoria (entro il 30 gennaio 2011). A tutti i partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione S.I.O.I – M.S.O.I.
L’evento ha ottenuto il contributo dell’Università degli Studi di Milano derivante dai fondi previsti per le attività culturali e sociali
IL DIRETTIVO M.S.O.I. AUGURA A TUTTI
BUONE FESTE!!!
GIOVEDI 16 DICEMBRE ORE 15.30 – ASSEMBLEA SOCI
presso la nostra sede di Via Daverio,7
All’Ordine del Giorno:
- bilancio sulla conferenza “La rinascita della pirateria: una sfida per il diritto internazionale”
- preparazione workshop sul conflitto israelo-palestinese
- varie ed eventuali
A seguire andiamo a bere una bella cioccolata insieme e ci salutiamo prima della vacanze natalizie
“La rinascita della pirateria: una sfida per il diritto internazionale” MERCOLEDI 1 DICEMBRE 2010 alle ore 14.30 in aula 26presso la Facoltà di Scienze Politiche
dell’Università degli Studi di Milano
via Conservatorio, 7
Intervengono:
Prof. Tullio Scovazzi, docente di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Giurisprudenza, Università degli studi di Milano-Bicocca
Capitano di vascello Massimo Annati, Marina militare italiana
Dott.ssa Maria Chiara Noto, dottore di ricerca in Diritto Internazionale, Università degli Studi di Milano
- approvazione nuovo regolamento MSOI Milano
- presentazione candidature per l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo;
- elezione del Consiglio Direttivo;
- proposte da parte dei Soci per le future attività;
- presentazione e organizzazione delle attività del nuovo anno associativo;- rinnovo tessere annuali e nuove iscrizioni
- varie ed eventuali
e a seguire aperitivo!
Mercoledì 13 ottobre e 20 ottobre 2010 si terrà un banchetto presso la facoltà di scienze politiche dalle ore 10.00 alle ore 16.00 per poter chiedere informazioni riguardo il movimento, per rinnovare l’iscrizione o iscriversi per la prima volta!
- Food and Agriculture Organization: Bioenergy and food crisis: the situation in Latin America
- Human Rights Council: Reproductive rights
- International Atomic Energy Agency: NPT: towards a world without nuclear weapons. How to make it possible?
- United Nations Development Programme: Managing transboundary waters in the great Middle East
Sul sito www.romun-msoi.org e all’indirizzo romun@msoi.org puoi trovare tutte le informazioni utili e l’application form.
Iniziamo ad informarti che questa MUN, come le MUN di tutto il mondo, prevede una quota d’iscrizione per sostenere le spese organizzative, che è così ripartita:
- per tutte le application form ricevute entro il 15 febbraio 2010 la quota è pari a 160 €
- per tutte le application form ricevute tra il 16 febbraio 2010 e il 15 marzo 2010 la quota è pari a 180 €
- per tutte le application form ricevute dai soci MSOI in corso 2009-2010 la quota è pari a 130 €. Inoltre per i Soci MSOI c’è l’opportunità di usufruire di un training specifico gratuito prima della partecipazione alla simulazione.
“IMMIGRAZIONE: CHIAVI DI LETTURA”
Incontro di approfondimento dedicato alla realtà dei migranti con il contributo di esperti di diritto, storia, sociologia, rappresentanti di istituzioni governative, organizzazioni internazionali e ONLUS
lunedì 30 novembre 2009,
dalle 9.00 alle 18.00
presso il Dipartimento di Studi Internazionali, (Aula Seminari, I piano)
Facoltà di Scienze Politiche,
via Conservatorio, 7 Milano
A conclusione dell’evento vi verrà rilasciato un attestato di partecipazione MSOI-SIOI e che l’iscrizione è aperta fino ad un massimo di 30 partecipanti fino ad esaurimetno posti.
scheda di iscrizione da inviare al nostro indirizzo msoimilano@msoi.org entro domenica 29 ottobre compresa.
Per esigenze organizzative (materiale, spese di viaggio..) è richiesto un contributo di 10 euro per i partecipanti non soci MSOI, con la riduzione a 5€ per i SOCI MSOI.
Pubblicizzate ai vostri amici!!
M.S.O.I.
vi invita il giorno
11 Novembre 2009, ore 16.30
Facoltà di Scienze Politiche, via Conservatorio 7,
Aula 20

“Wir waren ein Volk”
- Noi eravamo un popolo solo -
1989/2009 Berlino vent’anni dopo
La conferenza vedrà l’intervento di professori e giornalisti in qualità di relatori esperti, nonché la proiezione di diversi filmati d’epoca e di documentari storici.
DONNE E SOCIETA’ CIVILE NELL’IRAN POST RIVOLUZIONARIO

Nel trentesimo anniversario della rivoluzione Iraniana guidata da Khomeini, il Gruppo MSOI Milano ha deciso di dedicare una conferenza al ruolo delle donne nella società iraniana. La Professoressa Anna Vanzan, studiosa e docente di Sociologia della Comunicazione e Islam e la Professoressa Elisa Giunchi, docente di Storia ed Istituzioni dei Paesi Islamici ci hanno permesso di comprendere meglio questa realtà, alla quale ci siamo avvicinati anche attraverso la visione del documentario “Rough Cut” di Firouzeh Koshrovani e la lettura dal libro “Tre donne- Racconti dall’Iran ” di Toraghi Goli.
La rivoluzione islamica ha infatti causato profondi mutamenti all’interno della società iraniana, evidenti e radicali soprattutto nell’universo femminile.
Le relazioni private tra i cittadini vengono infatti stravolte: tutti quei legami di fiducia, di mutua solidarietà, di profonda conoscenza che legavano le persone da anni, vengono a cadere rapidamente, tanto da causare all’interno dei nuclei familiari profondi sconvolgimenti.
In particolare nel libro di Toraghi Goli ricorre spesso questo senso di spaesamento, di paura, di incertezza. La scelta fondamentale, di fronte a cui molte persone si trovano a seguito della Rivoluzione, è se restare nel Paese e affrontare una nuova era, con diffidenza e paura per le rigide regole imposte, i divieti e le restrizioni; oppure trasferirsi all’estero, magari in Occidente (negli Stati Uniti o in Europa) accettando come contro partita una vita in esilio piena di ricordi.
Attraverso i tre racconti l’autrice mostra le tre strade che una donna di fronte alla rivoluzione e ai suoi cambiamenti può intraprendere, senza tracciare una divisione netta tra bene e male. La protagonista del primo racconto (Zeinab) è ambigua e instabile, e raffigura l’Iran pre-rivoluzionario; la seconda (Del bar) con l’avvento della rivoluzione si schiera con le “sorelle di Zeinab”, equivalente femminile dei pasdaran, e raffigura quindi l’Iran delle purghe Khomeiniste; infine la terza (Amineh) sottomessa alla figura del marito, raffigura l’esilio e le sue difficoltà.
Da sottolineare il profondo mutamento che avviene anche nei rapporti tra le famiglie agiate e i propri servitori o domestici. Se fino al periodo precedente alla rivoluzione, la presenza di stranieri nelle case dei ricchi consueta e gli iraniani erano propensi ad assumerli, a tre mesi dalla rivoluzione Khomeini ne vieta del tutto l’assunzione.
Vediamo quindi di ripercorrere in breve la storia della rivoluzione in Iran e il ruolo da protagoniste che le donne hanno sempre avuto.
Le prime proteste contro l’assolutismo monarchico dello Scià, contro l’influenza degli Stati Uniti, contro la mancanza di libertà di espressione e di rispetto della costituzione del 1906, iniziano nel 1977. I diritti concessi alle donne potevano essere realmente goduti solo da un ristretto gruppo della società iraniana costituito dalle classi più agiate. Per questo motivo la maggior parte delle donne vede nella rivoluzione la possibilità di una maggiore libertà.
La maggior parte indossa il foulard o chador come simbolo di una identità non islamica, ma nazionale, di rifiuto della monarchia, della sua corruzione e dell’eccesso dei valori e delle norme occidentali.
Le donne iraniane non si opponevano alla modernità in quanto tale ma avevano come scopo la denuncia dell’imposizione da parte del regime autoritario e imperiale di questa modernità. È per questo motivo che molte donne si coprivano con il velo, anche se prima non lo avevano mai portato: per mostrare la loro volontà di combattere la monarchia.
Il velo veniva visto e utilizzato come mezzo di lotta appunto perché il non mettere il velo apparteneva alla cultura occidentale.
La rivoluzione era vista anche come una forma di rivincita della classe popolare contro quella media e agiata. Ben presto però le donne si renderanno conto di come il regime rivoluzionario non farà altro che imporre loro nuovi usi e costumi, non permettendo di agire in libertà.
Ecco un breve riassunto degli obblighi introdotti dal regime di Khomeini nei confronti delle donne a partire dal 1980, anno in cui viene introdotto l’obbligo di indossare il velo sul lavoro e dal 1983 nei luoghi pubblici.
Sia il codice civile che il codice penale cambiano sotto l’influenza Khomeinista.
I tratti più salienti del “nuovo” codice civile sono:
Divorzio: concesso solo all’uomo e in rari casi alla donna; veniva quindi abolita la legge di protezione della famiglia che permetteva alle donne il divorzio.
Cura dei bambini: Se la donna si risposa o perde il senno la custodia viene affidata al padre. Una donna che ha ottenuto il divorzio e ha l’affidamento dei figli , se si risposa, perde l’affidamento. Quindi non viene rispettato l’interesse del bambino (che può essere affidato anche ad un padre violento per la legge).
Età legale per il matrimonio: prima era 15 anni per le ragazze e 18 anni per i ragazzi. Poi lo scià la riporta a 18 per entrambe. Invece con Khomeini si arriva a13 anni per le ragazze e 15 per i ragazzi.
Impossibilità di viaggiare: le donne sposate non possono viaggiare senza autorizzazione del marito al ministero degli interni.
Abbigliamento: le donne non hanno diritto di vestire come vogliono in pubblico, devono portare sia il chador sia l’uniforme islamica, cioè un largo mantello che copre tutte le forme e un foulard per i capelli, e da cui fuoriescano solo viso e mani . Non si devono truccare, non si devono smaltare le unghie e devono utilizzare colori sobri e scuri per i vestiti. Le infrazioni sono severamente punite con l’ammenda o frustate (34-74) o detenzione, anche in pubblico.
Separazione dei sessi: tutti gli spazi pubblici devono essere separati, uffici-scuole-mezzi di trasporto-ospedali-stadi. Per strada una donna o un uomo devono circolare sempre con un parente.
Per quanto riguarda il codice penale della Repubblica Islamica si ha un passaggio da un codice simile a quelli europei e voluto dallo scià, ad un nuovo codice basato sulla legge del taglione voluto da Khomeini.
In effetti vengono introdotte: lapidazione, flagellazione,amputazione degli arti anche in pubblico. Sussistono anche in quest’ ambito discriminazioni nei confronti delle donne.
Infatti se un uomo uccide una donna la sua famiglia può chiedere il risarcimento del prezzo del sangue della donna (che vale metà dell’uomo) e lasciarlo libero.
Inoltre la testimonianza di una donna vale secondo la legge metà di quella dell’uomo.
L’unico diritto di cui non sono state private è il diritto di voto e di essere elette .
Questa istituzionalizzazione della discriminazione ha portato ad una diminuzione della presenza femminile nell’economia, perché secondo il codice civile il marito può vietare alla moglie di lavorare (diminuzione del 40% della presenza femminile). E anche nell’educazione, soprattutto nelle università ed in particolare nei corsi scientifici ( dove veniva prevista una quota femminile). Il tasso di suicidi non cessa di crescere nella Repubblica Islamica, anche se non ci sono dati ufficiali.
Le donne iraniane hanno sempre giocato un ruolo principale nella storia del proprio paese,come pilastri della rivoluzione e anche adesso come pietra angolare nella protesta contro il dispotismo dello stato.
SIMULATION GAME DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLA NAZIONI UNITE SUL CASO CECENO

Il 13 marzo 2009 il gruppo M.S.O.I di Milano ha organizzato la simulazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul caso ceceno con la partecipazione di circa 35 ragazzi ansiosi di calarsi nei panni delle varie delegazioni: i 5 membri permanenti(USA, Federazione Russa, Francia, Regno Unito e Repubblica Popolare Cinese), i 10 membri non permanenti ( Austria, Burkina Faso, Costa Rica, Croazia, Giappone, Libia, Messico, Turchia, Uganda, Viet Nam) e i 2 osservatori (OSCE e UE).
Per garantire la conoscenza del caso ceceno ai partecipanti, abbiamo organizzato un breve corso preparatorio che ha fornito le basi e alcuni spunti per affrontare al meglio il simulation game. Grazie agli interventi del Professor Marco Pedrazzi, docente di Organizzazione Internazionale e Diritto Internazionale dei conflitti armati, e del Professor Alessandro Vitale, docente di studi strategici.
In breve..
La Cecenia è una repubblica autonoma della Federazione Russa e ha tentato con due guerre, la prima tra il 1991e il 1996 e la seconda tra il 1999 e il 2006, di rendersi indipendente.
La guerra cecena non è una guerra moderna perché ha come obiettivo colpire la popolazione civile ed è una guerra strategica perché in gioco c’è appunto il possesso di un territorio che gode di una posizione importantissima.
Le cause scatenanti la prima guerra erano sia di natura economica, essendo la regione particolarmente ricca di petrolio e oleodotti, sia derivanti dalla paura della disintegrazione del rimanente impero sovietico. La prima fase del conflitto rappresenta uno smacco totale per l’esercito russo poiché, a causa della mancanza di strategia, i soldati sono mandati allo sbaraglio.
Nella seconda guerra ricorrendo alla giustificazione la lotta al terrorismo, si impedisce ai giornalisti di entrare in territorio russo, non permettendo all’opinione pubblica mondiale di conoscere quanto accade.
Entrambe le guerre hanno favorito l’introduzione dell’Islam radicale che successivamente è penetrato anche nel governo locale.
Secondo il diritto internazionale consuetudinario..
Il principio di autodeterminazione dei popoli priva la Cecenia del diritto all’indipendenza; infatti esso è riconosciuto ai soli popoli sottoposti a dominio coloniale, al dominio da parte di un paese straniero o a dominio razzista. Nel caso ceceno non sussiste alcuna di queste condizioni.
La Cecenia non possiede neppure il diritto di secedere (cioè staccarsi dalla Federazione Russa e rendersi indipendente) in quanto la Federazione Russa stessa non ammette questa possibilità nella sua Carta Costituzionale.
Il fatto che la Russia utilizzi la forza per frenare ogni spinta autonomista non può essere ritenuto come violazione del Diritto Internazionale, in quanto il divieto dell’uso della forza sussiste nei confronti degli stati e la Cecenia non è uno stato.
Per quanto riguarda il diritto umanitario..
Questo regola anche i conflitti interni, a maggior ragione poichè la Russia è parte di quasi tutte le Convenzioni di Diritto Internazionale Umanitario, fra cui le 4 Convenzioni di Ginevra del 1949, i Protocolli alle Convenzioni di Ginevra del 1977, la Convenzione dell’Aja. La Federazione Russa è vincolata alla Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Delitto di Genocidio del 1948, alla Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 1965, alla Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 1984, alla Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ai Patti ONU sui diritti civili e politici e quello sui diritti economici, sociali e culturali del 1966, infine dlla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950.
In base a queste informazioni si può desumere che:
la Russia ha violato le norme riguardanti il trattamento degli ostaggi, ha violato il diritto alla vita, il divieto di tortura e il trattamento disumano delle persone.
Essendo la Russia parte del Consiglio di Sicurezza e godendo del diritto di veto, in ambito Onu non sono state emesse risoluzioni né dal Consiglio né dall’Assemblea Generale sulla questione Cecena.
Essa è stata invece esaminata e trattata dalla vecchia Commissione dei diritti umani (oggi Consiglio dei diritti umani), dal Comitato contro la tortura e dal Comitato dei diritti umani.
In ambito europeo si sono verificati interventi più significativi in quanto la Russia è stata oggetto di una serie di ricorsi individuali davanti alla Corte Europea dei Diritti Dell’uomo. La Corte in effetti ha emesso una serie di sentenze in cui ha accertato gravi violazioni al diritto alla vita, al trattamento delle persone e in relazione alle sparizioni forzate.
Purtroppo la Russia si è sempre rifiutata di adempiere quanto contenuto nelle sentenze seppur vincolanti.
Nell’ambito del simulation i ragazzi hanno prodotto 4 risoluzioni.
La prima riguardava la creazione di un fondo internazionale, sotto controllo della Federazione Russa , con l’obbligo di presentare resoconti periodici ad un organo sovranazionale aperto agli stati membri attivi dei processi di ricostruzione.
Nella seconda risoluzione il Consiglio ribadiva la necessità di una collaborazione internazionale tra intelligence per la lotta contro il terrorismo mediante un accordo multilaterale che incoraggi la più ampia partecipazione degli stati membri dell’ONU ed esprimeva la sua speranza per il raggiungimento di una cooperazione dal punto di vista medico-sanitario con le ONG nelle zone definite sicure dalla Federazione Russa e dal governo della Repubblica Cecena, nel totale interesse del suo popolo, come primo passo per eventuali accordi futuri.
La terza risoluzione ribadisce il fatto che la Russia si impegna a garantire con un fondo speciale la tutela di immobilizzazioni, strutture e sedi di aziende private straniere che operano in territorio ceceno, rifondendo eventuali danni provocati da azioni di guerriglia e terrorismo, al fine di creare nuovi posti di lavoro e nuove vie di comunicazione, in collaborazione con tali aziende e i rispettivi stati di appartenenza.
Ed infine nell’ultima il Consiglio riconosceva il diritto della Federazione Russa a garantire l’integrità del proprio territorio e alla lotta contro il terrorismo internazionale, sottolineava la necessità di un’azione volta a garantire la tutela dei diritti umani in Cecenia e proponeva una maggiore azione da parte della Federazione Russa e del governo ceceno nel garantire il rispetto dei diritti umani al fine di prevenire e punire ulteriori violazioni di questi diritti.
DIRITTO INTERNAZIONALE E CONFLITTI: IL CASO DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

La Repubblica Democratica del Congo è una tra le diverse nazioni africane dilaniate per decenni dalla guerra e dal mancato rispetto dei diritti umani.
Per questi motivi abbiamo pensato di organizzare una conferenza su questo specifico caso, partendo da un profilo storico fino ad arrivare alle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani.
Ciò si è potuto verificare grazie all’intervento di relatori esperti come la Prof.ssa Cristiana Fiamingo, docente di Storia e Istituzioni dell’Africa presso l’Università degli Studi di Milano, la Prof.ssa Marinella Fumagalli, docente di Tutela Internazionale dei diritti umani presso l’Università Cattolica di Milano e il Prof. Luca Jourdan, docente di Antropologia presso l’Università di Bologna ed esperto di questioni congolesi.
Il Congo è stata una colonia belga dal 1908 fino all’indipendenza, concessa il 30 giugno 1960.
L’incontro era incentrato sull’ultima parte della guerra,ossia dal 1996 in poi, periodo in cui le stime parlano di circa cinque milioni di morti.
Tutto inizia nel piccolo Stato situato ad est del gigante africano: il Rwanda.
Nel luglio del 1994, con la conclusione del genocidio ruandese compiuto dalla maggioranza hutu nei confronti dei tutsi, una moltitudine di hutu, circa un milione e mezzo di persone, scappò in Congo per paura di essere uccisa dal FPR(Fronte patriotico ruandese), movimento ribelle tutsi proveniente del Burundi e guidato da Paul Kagame.
In Congo, grazie agli aiuti delle Nazioni Unite, gli hutu si stabiliscono in svariati campi profughi a Goma, a Bukavu e in altre località, tutte situate lungo il confine con il Rwanda,.
Questi campi sono però costruiti in violazione della Convenzione dell’OUA sui rifugiati del 1969 che prevede una distanza minima di 70 km dalle frontiere con il Paese di origine dei profughi; in essi non trova rifugio solo la popolazione inerme, ma anche e soprattutto un ingente numero di milizie hutu responsabili del genocidio, che in questo modo riescono ad avere il tempo e i mezzi necessari per riorganizzarsi e preparare nuove incursioni in Rwanda, continuando così lo sterminio dei tutsi.
Il Rwanda chiese quindi alle Nazioni Unite di chiudere i campi profughi, ma questo appello rimase inascoltato.
Di conseguenza, l’esercito del Rwanda nel 1996 penetra in Congo e bombarda i campi profughi per farli rientrare e averne così maggiore controllo.
Il Rwanda, appoggiato dall’Uganda, aveva un secondo obiettivo in Congo: organizzare un movimento ribelle congolese per poter conquistare il Paese e mettere fine alla dittatura del colonnello Mobutu Sese Seko.
Il movimento era guidato da Laurent-Désiré Kabila, il quale iniziò una campagna militare e una marcia verso Kinshasa.
Questa rappresenta la prima fase della guerra del Congo: in due anni Kabila riesce ad arrivare nella capitale e Mobutu, stanco e malato, si rifugia in Marocco.
Kabila si autoproclama presidente del Congo nel 1997 e giunto al potere, accusa il Rwanda, lo Stato che lo aveva sostenuto, di saccheggiare le risorse minerarie del Congo.
Nel 1998 scoppia quindi una seconda guerra tra Congo, Rwanda e Uganda nell’est del Paese, durante la quale nascono nuovi movimenti rivoluzionari sia a nord (con a capo Jean-Pierre Bemba) che ad est.
Si tratta della fase più cruenta della guerra “africana” per lo sfruttamento delle poderose risorse presenti nel paese quali giacimenti di diamanti, oro e coltan.
Nel 1999 intervennero nuovamente le Nazioni Unite, nel 2001 Kabila venne assassinato e gli succedette alla presidenza del Paese il figlio trentenne Joseph Jr. Kabila.
Nel 2003 si arrivò a sottoscrivere un accordo di pace che prevedeva la formazione di un governo di transizione composto dal presidente e quattro vicepresidenti: la presidenza veniva affidata a Kabila jr. e le vicepresidenze venivano suddivise tra i principali leader ribelli.
Nel 2006 le nuove elezioni vengono vinte da Kabila jr. e ciò coincide con l’ inizio di nuovi attriti tra il governo e i ribelli di Laurent Nkunda nel Nord Kivu e nel Sud Kivu ( conflitto che dura a tutt’oggi).
Il lungo conflitto congolese può essere definito multidimensionale: esso coinvolge la dimensione regionale, in quanto originato dalle vicende del Rwanda, la dimensione locale, poiché concentrato in tutta la regione orientale del Congo e infine la dimensione nazionale, che coinvolge cioè le diverse nazionalità presenti nel Paese (si pensi al Nord e Sud Kivu con la presenza dei Banyarwanda ) .
Un conflitto scatenato e fomentato dalla presenza di risorse naturali molto redditizie, nonché dalle tensioni etniche.
Il 26 gennaio 2009 la Corte Penale Internazionale ha tenuto il primo processo a carico di Thomas Lubanga accusato di crimini di guerra e impiego di minori di 15 anni nella guerriglia, e il 22 gennaio Nkunda è stato arrestato dalla polizia ruandese.
Il 24 maggio 2008 anche Jean-Pierre Bemba viene arrestato, vicino Brussels, sulla base di un mandato della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Naturalmente le violazioni perpetrare in Congo sono state e sono ancora molteplici. L’ultimo rapporto della Nazioni Unite del novembre 2008 mette in luce come la situazione sia ancora preoccupante in quanto la polizia e i gruppi ribelli continuano a commettere stupri, torture, massacri e proseguono nel reclutamento di bambini al di sotto dei 15 anni. Tutte queste sono violazioni dei Protocolli addizionali alle Convenzioni di Ginevra dell’8 giugno 1977 (art. 77 e art. 43) e della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 20 novembre 1989.
TIBET: IL GRIDO DI UN POPOLO

Il mese di gennaio ha visto il MSOI Milano impegnato nell’organizzazione di una conferenza dedicata alla questione tibetana, nell’ambito dello studio sul diritto di autodeterminazione dei popoli.
L’iniziativa ha avuto l’obiettivo di approfondire una situazione internazionale tornata di forte attualità durante le scorse Olimpiadi di Pechino 2008 e ha visto la partecipazione di due docenti della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano: il Prof. Francesco Montessoro, docente di Storia dell’Asia e la Prof.ssa Mara Valenti, docente di diritto dell’Unione Europea e della Comunità Internazionale.
La conferenza è poi proseguita con la proiezione dell’interessante e poetico documentario “Tibet.Il grido di un popolo” (la cui produzione è durata per ben dieci anni ma è stata di certo ripagata con la vittoria al Trento Film Festival del premio speciale della giuria).
Grazie ad un approfondimento giuridico, storico e cinematografico, i partecipanti hanno potuto comprendere meglio non solo le vicissitudini del popolo tibetano e le loro rivendicazioni di libertà, ma anche approfondire la motivazioni storico-politiche che stanno alla base dell’azione della Repubblica Popolare Cinese nella regione considerata.
La Cina non può permettersi di perdere il Tibet. È partendo da questa considerazione che abbiamo cercato di analizzare la politica del governo cinese in Tibet.
Fin dalla nascita della Repubblica Popolare cinese nel 1912, la Mongolia e il Tibet manifestano la loro volontà di ottenere l’indipendenza.
Nel 1913 gli inglesi, che nel 1904 avevano invaso il Tibet temendo un’influenza russa sulla regione, convocano una conferenza a tre al fine di condurre i tibetani e i cinesi ad una soluzione sulla questione territoriale, ma la conferenza fallì e il Tibet venne così diviso: Tibet orientale sotto la completa sovranità cinese, Tibet Occidentale, con capitale Lhasa, sempre sotto sovranità cinese ma con un’autonomia garantita dalla Gran Bretagna.
Quest’autonomia viene violata il 7 ottobre 1950 quando la Cina occupa militarmente il Tibet, ponendo fine a qualsiasi speranza di libertà e autonomia.
Con la salita al potere del governo comunista in Cina nel 1949, infatti, l’obiettivo della politica cinese è quello di portare il paese ad essere l’erede della grande Cina della dinastia dei Quing, quando essa ricopriva una superficie di 12 milioni di Km quadrati.
La questione della garanzia dei propri confini è quindi per la Cina di fondamentale importanza in quanto vi è il timore diffuso che il mancato controllo delle lontane periferie porti quest’ultime a prendere il controllo, grazie anche agli appoggi internazionali.
Tutto questo alla luce di quanto accaduto in passato, quando le periferie erano sotto il controllo straniero: la Manciuria dai giapponesi, la Mongolia era un satellite russo e il Tibet una sfera di interessa britannica.
Altro elemento che contribuisce a rendere le periferie importanti per la Repubblica Popolare cinese è la distribuzione della popolazione sul territorio che per la maggior parte è sottopopolato e abitato da non appartenenti all’etnia han, cioè non cinesi dato che quest’ultimi occupano infatti solo il 48% del territorio.
Perdere le periferie quindi, non significa per la Cina solo concedere l’indipendenza, ma lasciare questi territori al controllo di altre potenze, rendendola più vulnerabile.
Se inseriamo la possibilità di perdere il Tibet all’interno di questo contesto, per di più a favore della potenza indiana, possiamo comprendere meglio la posizione del governo cinese.
D’altro canto il popolo tibetano ha ragioni ben solide per lottare con l’obiettivo della propria indipendenza.
Tra il 1913e il 1949, quando la questione dell’indipendenza non si era del tutto conclusa in modo sfavorevole al popolo tibetano, la mancanza di una potenza straniera che appoggiasse questa causa e l’organizzazione interna della società tibetana stessa divennero gli elementi di debolezza delle rivendicazioni del Tibet.
La società risulta infatti essere costituita per più del 20% da monaci che, devoti alla causa religiosa, non possono dedicarsi alle attività lavorative. Questo significa che, la restante parte della popolazione deve provvedere anche al sostentamento dei monaci.
Inoltre la perdita della sfida con la modernità, che porta con sé l’inadeguatezza delle capacità militari, va a sommarsi a tutti quegli elementi che determinano la condizione di sottomissione nei confronti del gigante cinese.
Ciò che da decenni preoccupa la Comunità Internazionale è la continua e grave violazione dei diritti umani che la potenza cinese perpetua a danno del popolo tibetano.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con le risoluzioni del 1959, 1961 e 1969 ha espresso forte preoccupazione per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali (tra cui quella religiosa) a danno dei tibetani; chiedendo inoltre la cessazione di tutto ciò che privava il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti, incluso il diritto all’autodeterminazione.
Il film proiettato a conclusione della conferenza mostra le violenze dell’esercito cinese contro i monaci inermi e racconta il coraggio di un popolo che cerca di non arrendersi e cerca il riscatto senza fare ricorso alla violenza.
La recente storia tibetana affiora anche nei racconti e nelle testimonianze dei diretti protagonisti, mentre immagini di repertorio inedite descrivono una storia epica di coraggio e passione.
Nel grido del popolo tibetano si cela quell’anelito di libertà proprio di ogni essere umano.


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