Il giorno 6 ottobre è stato organizzato, presso la Facoltà di Scienze politiche dell’università di Milano, il seminario “Fast Politics: Nuovi politici, nuova comunicazione politica?” riguardante un tema sempre più complesso ed interessante, le innovazioni della comunicazione politica, analizzando lo scenario attuale ed le prospettive future.
Il cambiamento dello scenario è avvenuto soprattutto nell’ultimo decennio per la sempre più massiccia evoluzione di mezzi di comunicazione, che stanno fornendo numerosi canali, attraverso i quali poter interagire con il proprio pubblico e veicolare i propri messaggi. Altro punto cardine di questo cambiamento è rappresentato dalla “new generation”, cioè la nuova generazione che sta crescendo con una nuova sensibilità rispetto a quella del passato. Le nuove generazioni che stanno emergendo ora, sono cresciute davanti alla tv, che ha trasformato il DNA della comunicazione politica.
Il cambiamento (“Fast Politics”) che sta avvenendo è una mutazione generazionale e genetica e gli attori di questo cambiamento (es. consulenti politici…) sono molto importanti, perché hanno il difficile compito di interpretare questi cambiamenti e aiutare i politici a concretizzare la loro comunicazione in programmi e in politiche.
Viviamo un’epoca post-moderna della politica, con un moltiplicarsi repentino dei mass media; tv, digitale terrestre, satellite, canali online, mass media, social network, cellulari, smart phone, che permettono ed esigono un aggiornamento assiduo, in tempo reale, cosa che per la politica è molto difficile controllare.
La politica richiede una visione più di lungo periodo, ma i mass media hanno aumentato la velocità delle informazioni, creano un gap sempre più crescente rispetto alla politica e alla sua tempistica.
Oggi la comunicazione deve essere permanente, sia in tempo di elezioni, sia durante il mandato, perché bisogna essere sempre pronti e alla ricerca di consolidare il consenso esistente e rafforzarlo.
Questa frammentazione sempre più massiccia dei mezzi di comunicazione porta a sua volta ad una frammentazione del pubblico, che è sempre più vario ed i messaggi di conseguenza vanno indirizzati a gruppi sempre più diversi e numerosi.
Per tutti questi motivi, per i politici le difficoltà sono crescenti.
Nel futuro ci aspetteranno campagne più incentrate sui candidati, caratterizzate dallo story telling; il cosiddetto navigator & communities che consiste nella ricerca diretta degli elettori, scovandoli, recandosi fisicamente da loro e dare un messaggio che susciti il loro interesse (comunità di interesse), quindi effettuare un Microtargeting. Ultimo e fondamentale punto è l’importanza di suscitare emozioni per catturare l’attenzione di un pubblico sempre più ampio.
Cosa ne pensate di questo cambiamento che mette sotto pressione la politica di oggi? Riusciranno i politici ad adattarsi a tutto questo e cosa ne pensate dell’influenza dei mass media nella politica?
Roberta Mantegazza


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Dal 26 aprile scorso è in atto un’offensiva dell’esercito pakistano nella North West Frontier Province (N.W.F.P.), regione al confine con l’Afghanistan, a causa del susseguirsi di sempre più numerosi e sanguinosi attacchi terroristici dei talebani. Da febbraio, infatti, si sono intensificati gli attacchi sia alla popolazione civile sia ad organi di polizia, nonostante il fatto che proprio a febbraio, in seguito alla sconfitta dell’esercito inviato per contrastare l’attività dei miliziani, sia stato firmato un accordo tra il governo della zona e i talebani. Tale accordo, se da una parte garantiva al governo il “cessate-il-fuoco” generale, dall’altra concedeva l’applicazione della legge islamica, sharia, nei tribunali della regione; come risposta alla violazione dell’accordo, il governo centrale ha disposto un attacco in grande stile: in proporzione dieci soldati per ogni miliziano.
Si conclude l’Odissea durata un quarto di secolo in Sri Lanka, con l’annuncio del Presidente Mahinda Rajapaksa, che il Paese «è stato liberato dal terrorismo» e che «non ci sono più minoranze», il «Paese ora è finalmente unificato». La guerra civile iniziata nel 1983 vedeva contrapporsi i ribelli tamil capeggiati dal leader Velupillai Pirapaharan combattenti per l’autonomia della zona nord-orientale dell’isola. Dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna i ribelli hanno subìto decenni di oppressione dalla maggioranza singalese buddista, tuttavia già negli anni ‘90 quella minoranza era considerata una spina nel fianco poiché specializzata in attentati suicidi nei confronti di avversari politici, alti funzionari, oltre a cittadini comuni. Nel 2005 s’afferma alle elezioni presidenziali Mahinda Rajapaksa, che ha incentrato tutta la sua strategia politica, diplomatica ed economica sull’eliminazione dell’LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam).

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