Inserito da: Neliana | settembre 24, 2009

Muro di sicurezza o d’apartheid?

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Berlin 1989 – Palestine?

Una delle tante scritte che è possibile notare subito dopo aver passato uno dei numerosi Checkpoint che affollano tutto il territorio palestinese e parte di Gerusalemme, scolpita proprio davanti agli occhi di chi oltrepassa quella “Linea verde”, che un tempo doveva tracciare il confine del territorio palestinese. Ormai è diventato il simbolo della vergogna, oltraggio alla dignità di ogni uomo e di ciascuna “Carta Fondamentale dei Diritti dell’uomo” stipulata negli ultimi secoli. Per gli israeliani è uno “strumento di sicurezza”, grazie al quale negli ultimi anni sono diminuiti gli attentati, per i palestinesi invece quel muro simboleggia la loro presunta “inferiorità” rispetto ad un’altra razza; uno di loro mi ha confidato che vorrebbe svegliarsi un giorno, aprire la finestra e non vedere più quello scempio che impedisce l’accesso per i palestinesi a qualsiasi città israeliana se non si è muniti di uno speciale permesso, e solo dopo un’opportuna registrazione delle impronte digitali. Un’altra palestinese cristiana di Bayt Sahur si commuoveva raccontandomi di quanta invidia prova vedendo i pellegrini di tutto il mondo che vanno a pregare in Terra Santa e per lei, che ci vive, è assolutamente impossibile visitare o pregare a Gerusalemme.

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Inserito da: Neliana | luglio 2, 2009

Questione di prospettiva

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“Il problema del burqa non è una questione che investe la religione ma la dignità delle donne: è il simbolo di asservimento e sottomissione”. Così Nicolas Sarkozy in un discorso definito “un momento importante” dallo stesso presidente francese intervenuto di fronte alle due camere del parlamento riunite a Versailles, ha affermato che “il burqa non sarà mai il benvenuto nella nostra repubblica francese”, “non è un problema religioso, ma di libertà”.
Il discorso ha scosso l’opinione pubblica islamica e diviso quella francese, poiché il problema di tolleranza di questo  “strumento infernale”, secondo le opinioni essenzialmente occidentali, traccia un incerto confine fra spirito di tolleranza, integrazione e difesa dell’identità nazionale minacciata, e anche fra obbligo e scelta, come ha ricordato in parecchie occasioni l’iraniana premio Nobel Shirin Ebadi.

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Inserito da: msoimilano | giugno 26, 2009

PAKISTAN: UN NUOVO FRONTE NELLA GUERRA AL TERRORE

Pakistan_ctry_map1_LDal 26 aprile scorso è in atto un’offensiva dell’esercito pakistano nella North West Frontier Province (N.W.F.P.), regione al confine con l’Afghanistan, a causa del susseguirsi di sempre più numerosi e sanguinosi attacchi terroristici dei talebani. Da febbraio, infatti, si sono intensificati gli attacchi sia alla popolazione civile sia ad organi di polizia, nonostante il fatto che proprio a febbraio, in seguito alla sconfitta dell’esercito inviato per contrastare l’attività dei miliziani, sia stato firmato un accordo tra il governo della zona e i talebani. Tale accordo, se da una parte garantiva al governo il “cessate-il-fuoco” generale, dall’altra concedeva l’applicazione della legge islamica, sharia, nei tribunali della regione; come risposta alla violazione dell’accordo, il governo centrale ha disposto un attacco in grande stile: in proporzione dieci soldati per ogni miliziano.

In tutto ciò però Islamabad non ha pensato alla popolazione civile che abita quei luoghi: sono state predisposte delle tendopoli per i rifugiati, ormai arrivati a circa 2.5 milioni, ma queste hanno dei seri problemi organizzativi e logistici: mancano viveri, spazi all’ombra, e soprattutto non possono contenere tutti i profughi e per entrarvi è necessario ottenere un permesso speciale che viene dato da un solo funzionario, quindi all’entrata dei campi si assiste a file immense. Si sopravvive soprattutto grazie ad aiuti forniti dal resto della popolazione: l’UNHCR ha comunicato che “un donatore privato ha fornito farina, zucchero, spezie, tè, legumi e sciroppi, per aiutare circa 2400 persone” e che “una donna si reca ogni fine settimana da Islamabad a Mardan per portare il denaro che raccoglie dai suoi amici nella capitale”.

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Inserito da: msoimilano | giugno 22, 2009

Ordine Internazionale, quale futuro?

Territory size shows the proportion of worldwide wealth, that is Gross Domestic Product based on exchange rates with the US$, that is found there.

Territory size shows the proportion of worldwide wealth, that is Gross Domestic Product based on exchange rates with the US$, that is found there.

Presto, molto prima di quanto potevamo prevedere sino a qualche mese fa, ci ritroveremo in un mondo non più semplicemente guidato dalla leadership americana. La crisi ha impresso una forte accelerata a processi di cambiamento che già erano in essere, e le conseguenze, soprattutto per noi europei, sono tutte da valutare.

Questo è quanto emerso, in prima approssimazione, dalla dotta lezione-conversazione tenuta da Angelo Panebianco in occasione del quarto ed ultimo incontro di “Economia e Società Aperta” (forum organizzato dal tandem Università Bocconi Corriere della Sera). Continua a leggere…

Inserito da: msoimilano | giugno 11, 2009

Guerra d’etnia o d’indipendenza?

att_jpgSi conclude l’Odissea durata un quarto di secolo in Sri Lanka, con l’annuncio del Presidente Mahinda Rajapaksa, che il Paese «è stato liberato dal terrorismo» e che «non ci sono più minoranze», il «Paese ora è finalmente unificato». La guerra civile iniziata nel 1983 vedeva contrapporsi i ribelli tamil capeggiati dal leader Velupillai Pirapaharan combattenti per l’autonomia della zona nord-orientale dell’isola. Dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna i ribelli hanno subìto decenni di oppressione dalla maggioranza singalese buddista, tuttavia già negli anni ‘90 quella minoranza era considerata una spina nel fianco poiché specializzata in attentati suicidi nei confronti di avversari politici, alti funzionari, oltre a cittadini comuni. Nel 2005 s’afferma alle elezioni presidenziali  Mahinda Rajapaksa, che ha incentrato tutta la sua strategia politica, diplomatica ed economica sull’eliminazione dell’LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam).

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Inserito da: msoimilano | giugno 11, 2009

Il labirinto del 5+1

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Nel film Spiderman, lo zio Ben dice al giovane supereroe: ” With great power comes greater responsability“. Kenneth Waltz implicitamente era già arrivato alla stessa conclusione quando disse che disporre di armi nucleari comporta soprattutto delle responsabilità (1981).

La notizia del lancio del missile a medio raggio Sejil con una gittata di circa duemila chilometri (in grado di raggiungere dall’Iran sia Israele che le basi Usa nel Golfo) ha sollevato non poche preoccupazioni nell’arena internazionale, costringendo addirittura il Ministro Frattini ad annullare la visita programmata nella repubblica islamica per discutere del tema Afghanistan-Pakistan. L’idea di un Iran nuclearizzato fa orrore a tutti, poichè andrebbe a minacciare una serie di teatri con obiettivi di revisione geopolitica o espansione ideologica e rivoluzionaria, accentuando inoltre le pressioni politiche sui Paesi vicini attraverso atti di sovversione, sabotaggio, terrorismo dovuti a quella spiccata “vocazione al martirio” che contraddistingue lo “Stato-Canaglia” dagli altri.  La Bomba in effetti è strumentale per far uscire  il Paese dall’angolino in cui per ora si trova relegato, imponendo alla politica americana una cautela e una prudenza che gli Usa non hanno già da un po′.

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Inserito da: msoimilano | giugno 11, 2009

Una Nuova Speranza di Pace in Medio Oriente?

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Saad Hariri, leader della coalizione di maggioranza filo-occidentale libanese “le Forze del 14 marzo”, ha  vinto    le elezioni Parlamentari in Libano, ottenendo 71 dei 128 seggi.

Il 6 giugno scorso, tre milioni e duecento mila cittadini sono stati chiamati a eleggere il nuovo Parlamento e decidere tra la coalizione ora all’opposizione, integralista e sostenuta da Iran e Siria, e l’alleanza filo-occidentale, sostenuta da Stati Uniti e Arabia Saudita.
Segnale molto positivo per l’Occidente, che era abbastanza intimorito da un eventuale vincita da parte di Hezbollah, partito leader della coalizione filo – siriana, alleata con l’Iran, che invece ha ottenuto 57 seggi.
Un’eventuale vittoria di Hezbollah sarebbe stata una seria minaccia per gli Stati Uniti e soprattutto per Israele. Infatti, il partito sciita è inserito nella lista nera americana delle organizzazioni terroristiche e temuto da Israele, come sostenuto dal ministro delle Finanze israeliano, data la possibile formazione di una nuova entità iraniana in Medio Oriente, dopo la Striscia di Gaza.

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